- Perché aprire la partita IVA se fai affiliate marketing
- Come funziona il regime forfettario nel 2025
- Codice ATECO per gli affiliati: 73.11.02
- INPS: come risparmiare sui contributi
- Esempio numerico pratico
- Come aprire la partita IVA nel forfettario
- Consigli pratici per risparmiare
- Fatti seguire da un buon Commercialista
- Conclusione
- FAQ
Se hai deciso di guadagnare con l’affiliate marketing in Italia, prima o poi dovrai aprire la partita IVA, obbligatoria a quando fai un’attività organizzata e continuativa. Il passo spaventa molti, ma in realtà, se scegli il regime forfettario, puoi gestire tutto in modo semplice e pagare meno tasse e contributi. In questa guida vediamo come funziona l’apertura della P.IVA per gli affiliati, quale codice ATECO scegliere, come calcolare tasse e contributi e soprattutto come risparmiare sugli oneri INPS.
Perché aprire la partita IVA se fai affiliate marketing
L’affiliate marketing è un’attività continuativa e, secondo la legge italiana, se non viene svolta in modo saltuario va inquadrata come attività professionale con tutti gli obblighi fiscali che ne conseguono. Senza partita IVA, rischi sanzioni e contestazioni dall’Agenzia delle Entrate. Con la P.IVA invece puoi:
- dichiarare i guadagni in modo corretto e trasparente;
- accedere a regimi agevolati come il forfettario;
- evitare multe e accertamenti;
- avere una gestione trasparente dei rapporti con Amazon, Awin e gli altri network;
- emettere fatture regolari verso i network o le piattaforme estere, che spesso richiedono dati fiscali corretti;
- dimostrare la legittimità della tua attività in caso di controlli o richieste di chiarimenti.
👉 In pratica, se stai monetizzando con costanza, la P.IVA diventa non solo un obbligatoria ma anche uno strumento di tutela e convenienza economica.
Come funziona il regime forfettario nel 2025
Il regime forfettario è il più utilizzato da chi lavora online perché:
- vale fino a 85.000 € di ricavi annui (oltre si passa al regime ordinario);
- ha imposta sostitutiva al 5% per i primi 5 anni (poi 15%);
- prevede semplificazioni contabili: niente IVA, niente studi di settore, niente registri IVA obbligatori.
Il reddito imponibile non si calcola sulle entrate reali ma con un coefficiente di redditività legato al codice ATECO. Questo significa che non puoi scaricare tutte le spese in modo dettagliato, ma si presume che una parte dei ricavi sia già “costo figurativo” e solo la quota residua venga tassata. Per esempio, con coefficiente al 78%, se incassi 30.000 € il fisco considera 6.600€ di spese e imponibili solo 23.400 €, su cui calcolare imposta sostitutiva e contributi. In questo modo, la gestione resta molto semplice e prevedibile.
Confronto con regime ordinario
Nel regime ordinario, invece, dovresti:
- addebitare e versare l’IVA;
- gestire registri IVA, bilanci e adempimenti più complessi;
- pagare l’IRPEF a scaglioni progressivi sul reddito netto effettivo.
👉 Con 30.000 € di ricavi, nel forfettario potresti pagare meno del 10% di tasse effettive, mentre nell’ordinario l’incidenza fiscale e contributiva potrebbe superare facilmente il 25–30%. Questo rende il forfettario estremamente competitivo per chi lavora in affiliazione, almeno finché rimane sotto la soglia degli 85.000 € annui.
Codice ATECO per gli affiliati: 73.11.02
Il codice più usato e consigliato per chi fa affiliate marketing è il 73.11.02 – Servizi pubblicitari/marketing. Si tratta di un codice pensato per chi svolge attività di promozione, pubblicità e marketing, perfettamente coerente con il ruolo dell’affiliato che pubblicizza link e contenuti.
- Coefficiente di redditività: 78%.
- Significa che su 10.000 € di entrate, solo 7.800 € sono tassati.
- L’imposta si calcola su questa base ridotta, rendendo il forfettario molto conveniente.
👉 Con questo codice sei inquadrato come prestatore di servizi pubblicitari, non come commerciante. Questo ti permette di versare i contributi nella Gestione Separata INPS e non nella Gestione Commercianti, evitando quindi i 4.200 € fissi annui.
👉👉 Dal 2025 è disponibile anche il nuovo 73.11.03 – Creator/Influencer, che è ancora più specifico per chi lavora online, infatti include attività miste di contenuti digitali, sponsorizzazioni e affiliazioni.
INPS: come risparmiare sui contributi
La vera differenza sta nella gestione dei contributi e qui si gioca gran parte del risparmio:
- Con il codice 73.11.02 rientri nella Gestione Separata INPS → non esistono contributi minimi fissi.
- Paghi circa il 26% solo sul reddito imponibile, calcolato con il coefficiente forfettario.
- Se sei già dipendente full time, puoi chiedere l’esonero o la riduzione e non paghi doppi contributi.
- Se lavori come secondo reddito o in forma marginale, l’incidenza contributiva diventa molto più leggera.
👉 Questo è il grande vantaggio rispetto al codice da procacciatore (46.19.02), che ti obbliga alla Gestione Commercianti con 4.200 € l’anno fissi anche se non fatturi. In pratica, un affiliato che incassa 5.000 € annui con 73.11.02 paga contributi proporzionali (circa 1.000 €), mentre con 46.19.02 pagherebbe comunque oltre 4.000 € fissi. Questa differenza rende il codice pubblicitario molto più sostenibile per chi inizia o mantiene l’attività come side business.
Esempio numerico pratico
Per capire davvero quanto può incidere la scelta del regime forfettario, immaginiamo un caso concreto con numeri alla mano. Supponiamo che un affiliato abbia un guadagno annuo di circa 12.000 € derivante da commissioni pubblicitarie.
A questo punto si applica il coefficiente di redditività del 78%, che riduce la base imponibile a 9.360 €. Su questo importo si calcola l’imposta sostitutiva: al 5% ammonta a soli 468 €, una cifra davvero contenuta rispetto all’IRPEF ordinaria. Ai fini previdenziali, nella Gestione Separata INPS, si versa circa il 26% del reddito imponibile, pari a 2.433 € (solo se non si è già coperti da altro lavoro dipendente… che in questo caso deve essere quello principale).
In totale, tasse e contributi arrivano a circa 2.900 € su 12.000 € di ricavi: meno di un quarto dell’incasso complessivo. Questo esempio rende evidente come il regime forfettario permetta di mantenere la fiscalità sostenibile anche per piccoli redditi.
👉 Se lo stesso reddito fosse inquadrato nel regime ordinario o sotto la gestione commercianti, l’esborso complessivo salirebbe sensibilmente, erodendo una parte molto più significativa del guadagno.
Confronto con gestione commercianti
Immaginiamo ora lo stesso scenario, ma con un inquadramento diverso: quello previsto dal codice 46.19.02 come procacciatore d’affari. In questo caso il quadro cambia radicalmente. Infatti, indipendentemente da quanto riesci a guadagnare, sei obbligato a versare contributi INPS fissi di circa 4.200 € l’anno, anche se incassi poco o addirittura nulla. A questi si aggiunge comunque l’imposta sostitutiva calcolata sul reddito, che va a incrementare ulteriormente l’esborso complessivo.
Facendo i conti, il totale supera facilmente i 4.600 € annui, una cifra che può risultare insostenibile soprattutto se stai muovendo i primi passi nell’affiliate marketing o se mantieni questa attività solo come entrata secondaria.
👉 Questo esempio dimostra in modo chiaro perché l’ATECO 73.11.02 sia molto più conveniente e logico per gli affiliati: permette di legare i contributi al reddito effettivo e non a una quota fissa, rendendo la gestione sostenibile e scalabile fin dalle fasi iniziali.
Come aprire la partita IVA nel forfettario
Aprire la partita IVA in regime forfettario non è complicato, ma è utile conoscere bene i passaggi e i possibili adempimenti. Ecco i principali step:
- Scelta del codice ATECO: seleziona il codice più adatto (73.11.02 o, dal 2025, 73.11.03 per creator). La scelta è fondamentale perché influenza coefficiente di redditività e contributi INPS.
- Richiesta all’Agenzia delle Entrate: compila il modello AA9/12 e apri la P.IVA gratuitamente, specificando l’opzione per il regime forfettario.
- Iscrizione all’INPS: se non sei già dipendente full time, devi iscriverti alla Gestione Separata INPS. In caso contrario, puoi chiedere l’esonero dai contributi aggiuntivi.
- Camera di Commercio: per l’attività di servizi pubblicitari online in genere non è obbligatoria, ma in alcuni casi particolari può essere richiesta l’iscrizione al Registro Imprese.
- Inizio della fatturazione: una volta attiva la P.IVA puoi emettere fatture ai network (Amazon, Awin, ecc.), indicando i compensi come “servizi pubblicitari”. Le fatture non riportano IVA grazie al regime forfettario.
👉 Con l’aiuto di un commercialista offline oppure online, la procedura può essere svolta in pochi giorni con costi contenuti (anche sotto i 200 €), così che puoi evitare errori e garantirti che l’inquadramento fiscale sia corretto.
Consigli pratici per risparmiare
Gestire la partita IVA in modo intelligente significa ridurre al minimo l’impatto fiscale e contributivo. Ecco alcuni suggerimenti utili per ottimizzare la tua attività di affiliato:
- Mantieni i ricavi sotto la soglia degli 85.000 € annui per rientrare nel forfettario e godere di tutte le agevolazioni previste (all’inizio non è poi così difficile).
- Conserva sempre i contratti con Amazon, Awin e gli altri network: in caso di controllo fiscale, dimostrano chiaramente che sei un publisher pubblicitario e non un agente di commercio.
- Valuta attentamente se sei già coperto da contributi INPS attraverso un lavoro dipendente: in questo caso puoi chiedere l’esonero ed evitare doppi pagamenti.
- Nei primi cinque anni sfrutta al massimo l’imposta sostitutiva agevolata al 5%, che ti permette di accantonare risorse da reinvestire nel tuo progetto.
- Dal 2025, se oltre all’affiliazione produci anche contenuti originali e collabori come influencer, considera il passaggio al nuovo codice 73.11.03: è più specifico e ti inquadra con maggiore precisione come creator digitale.
👉 In sintesi, con qualche accorgimento pratico puoi lavorare in regola, risparmiare e avere una gestione fiscale molto più serena.
Fatti seguire da un buon Commercialista
L’attività dell’affiliato, come tutte le attività, è regolata dalla legge, deve essere fatta in modo professionale e quindi deve essere seguita da un commercialista professionista, meglio se specializzato nel marketing e nei servizi online, il quale ti saprà dare di certo le migliori dritte del caso. Noi qui ti diamo solo consigli basati sulla nostra esperienza, ma non ci sostituiamo al commercialista perché non facciamo questo mestiere altrimenti ti avremmo invitato nel nostro studio, quindi adesso, non ti resta che scegliere un buon commercialista che conosca le bene regole del gioco e che ti sappia seguire in ogni aspetto fiscale (e non solo) e, se non te ne parla, ricordagli che dal 2025 esiste anche il nuovo codice ATECO 73.11.03 (Attività di influencer marketing).
Conclusione
Aprire la partita IVA come affiliato nel regime forfettario è la scelta più vantaggiosa per chi guadagna online. Con il codice 73.11.02 (o 73.11.03 dal 2025) rientri nella Gestione Separata, eviti i contributi fissi e paghi solo sul reddito effettivo. In questo modo puoi lavorare in regola, ridurre i costi fiscali e dedicarti al tuo progetto online con più tranquillità.
FAQ
1. Devo aprire P.IVA se guadagno solo poche centinaia di euro al mese?
Se è attività occasionale puoi dichiararla come prestazione occasionale. Se diventa continuativa, serve la P.IVA.
2. Quanto pago di tasse con 20.000 € di ricavi?
Con il regime forfettario: 20.000 € x 78% = 15.600 € imponibile. Al 5% pagheresti 780 € di imposta + contributi INPS.
3. Meglio 73.11.02 o 46.19.02?
Per gli affiliati il 73.11.02 è più coerente e conveniente: niente contributi fissi.
4. Dal 2025 mi conviene passare al 73.11.03?
Sì, se sei anche creator/influencer: avrai un codice ancora più specifico e aggiornato.



